Il progetto è partito dalla riflessione sulla non possibilità di osservare in modo decontestualizzato i colori dei dipinti nella maniera ottimale. Ciò che noi percepiamo in un dipinto è un insieme colorato, figurativo o meno, a cui attribuiamo un certo significato.
Ma ci siamo mai chiesti
cosa accadrebbe ad isolare
una porzione
del dipinto?
E se questa porzione
fosse solo un punto preciso di colore
cosa vedremmo?
Di certo non quello che crediamo di aspettarci.
Il nostro sistema visivo infatti ci “inganna”, ciò che noi percepiamo spesso è il risultato finale di una elaborazione interna. Ad esempio, nella figura sottostante, la gradazione del cerchio grigio e dei cerchietti ci sembra diversa a seconda del cambio di sfondo ma in realtà il grigio utilizzato è uguale in tutti in casi. Questo accade perché il colore di sfondo interferisce con la percezione del cerchio grigio cambiandone la luminosità.

Immagine: Effetti di contrasto simultaneo, l'effetto è talvolta chiamato colore indotto
Altro esempio interessante è l’illusione della griglia di Herman, dove i punti scuri fra i quadrati appaiono in ogni intersezione con l’eccezione di quella a cui uno sta guardando. Questa ovviamente non è magia, ma è una conseguenza del nostro sistema visivo, composto da recettori che, inibendosi o, per usare un termine banale, influenzandosi a vicenda generano questa illusione ottica.

Immagine: Effetti di contrasto di brillanza e di contrasto simultaneo di colori
possono creare il meccanismo di l’inibizione laterale,
nel quale una "griglia" neurale di neuroni inibisce spazialmente i neuroni circostanti.
Un esempio di ciò è la griglia di Hermann.
possono creare il meccanismo di l’inibizione laterale,
nel quale una "griglia" neurale di neuroni inibisce spazialmente i neuroni circostanti.
Un esempio di ciò è la griglia di Hermann.
I pittori hanno sempre intuito e poi imparato a conoscere i meccanismi che stavano e stanno alla base della percezione dei colori. Loro stessi sono un po’ degli illusionisti che utilizzano la nostra percezione per il loro fine. Specialmente dagli Impressionisti in poi il colore è stato uno delle basi da cui partire per rivoluzionare l’arte. Come spesso propongono alle elementari un esempio di facile e immediata comprensione è quello del divisionismo o puntinismo.

Immagini: George-Pierre Seurat,Le Pont de Courbevoie, 1886 George-Pierre Seurat, La Grande Jatte,1884
Questa opera appare con figure omogenee se vista nel suo insieme e ad una certa distanza mentre se ci avviciniamo sempre più, iniziamo a percepire a sua vera natura che è composta tutta da puntini!
Immagine:
George-Pierre Seurat,Le Pont de Courbevoie, 1886, particolere
La nostra volontà è stata quindi quella di voler decontestualizzare il colore all’interno dei dipinti per osservare cosa vedevamo in queste condizioni; non esistendo però un’apparecchiatura che isolasse i colori per restituirne solo la tinta, abbiamo pensato di progettarne una.
Esistono in realtà schermi di riduzione o tubi di riduzione che restituiscono il colore al livello dell’immagine bidimensionale, ma sono utilizzati per osservare esemplari omogenei di luce colorata o tessere colorate in ambiente neutro, e non per isolare piccole porzioni di colore in situazioni “disturbate o miste” .
Partendo da questo assunto si è pensato di creare un oggetto che consentisse di rimuovere tutte le complicazioni dovute a elementi esterni, anche per analizzare zone di colore eterogenee e in ambiti non neutri, come nel caso dei colori nei dipinti. L’obbiettivo è quello di ottenere un colore di pellicola anche in questo caso, eliminando così tutte le complicazioni dovute alla profondità e alle informazioni contestuali dello stimolo.
Da questi punti fermi si è partiti ragionando su che principio sfruttare e, reperendo diversi materiali, sperimentando diverse modalità di progettazione/composizione, si è arrivati a costruire una particolare camera oscura collocata in una scatola di legno con un tubo satinato riflettente posto nella metà. Con questo semplice oggetto si è riusciti a restituire solo la tinta del colore puntato con il tubo, in un ambito bidimensionale dove si percepisce un punto di puro colore. Particolarmente affascinante è la resa che si ha tramite questo apparecchio, in quanto ciò che si vede al suo interno dopo aver puntato un colore non è quasi mai quello che si percepisce ad occhio nudo ed in realzione all’ambiente.

Immagine: varie visioni bidimensionali del prototipo creato e usato per la sperimentazione
Si sono dovute effettuare varie prove sulla distanza corretta da mantenere tra la parte interna del tubo e lo specchio della camera ottica, e tra la parte esterna del tubo e il colore da puntare, in quanto la distanza fra questi elementi cambia la corretta percezione della tinta. Sono state eseguite anche prove con differenti luci per verificare se la tinta cambiava sensibilmente o se, come ipotizzato, vi era solo una differenza di luminosità.
Il nome scelto per tale apparecchio è CROMOFORO, nome di gusto un po’ retrò...anche a causa del suo aspetto da apparecchio scientifico “illuminato”del XVII sec.
Qui di seguito i dati schematici dei materiali e delle misure del prototipo.

Per un eventuale risvolto positivo e continuativo del progetto, si è studiato anche un nuovo prototipo più maneggevole e di ridotte dimensioni.
Il cromofono è stato costruito per essere utilizzato prevalentemente all’interno di luoghi d’arte e ad una distanza ridotta (2-4-6 cm) dalle opere.
A causa di queste motivazioni si è pensato di ridurre la lunghezza dell’apparato per portarlo a 70 cm totali e di chiudere il tubo in un corpo proteso triangolare di soli 20 cm. Il tutto costruito in alluminio per diminuirne il peso totale. In tal modo il riflettore diventerebbe più maneggevole e facile da utilizzare con o senza cavalletto.
In verità abbiamo appurato che è la lunghezza del tubo, che riflette internamente la luce, a garantire una proiezione della tinta nella sua totale omogeneità. Il percorso interno della luce, per non “portare con sé” la grana del supporto o le pennellate di colore, deve essere lungo e riflettente (è possibile ottenere un tubolare del genere, con superficie int. Riflettente al 70%, con acciaio inox lavorato appositamente). Le “imperfezioni” di stesura di colore, prseenti soprattutto nell’arte contemporanea che non si avvale più delle tecniche convenzionali della pittura, interferiscono con il risultato finale e non fanno apparire la tinta omogenea guardandola attraverso il foro del Cromoforo.


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