giovedì 27 marzo 2008

CROMOFORO: "COLOR CATCHER"



Il progetto è partito dalla riflessione sulla non possibilità di osservare in modo decontestualizzato i colori dei dipinti nella maniera ottimale. Ciò che noi percepiamo in un dipinto è un insieme colorato, figurativo o meno, a cui attribuiamo un certo significato.

Ma ci siamo mai chiesti
cosa accadrebbe ad isolare
una porzione
del dipinto?

E se questa porzione
fosse solo un punto preciso di colore
cosa vedremmo?

Di certo non quello che crediamo di aspettarci.


Il nostro sistema visivo infatti ci “inganna”, ciò che noi percepiamo spesso è il risultato finale di una elaborazione interna. Ad esempio, nella figura sottostante, la gradazione del cerchio grigio e dei cerchietti ci sembra diversa a seconda del cambio di sfondo ma in realtà il grigio utilizzato è uguale in tutti in casi. Questo accade perché il colore di sfondo interferisce con la percezione del cerchio grigio cambiandone la luminosità.





Immagine: Effetti di contrasto simultaneo, l'effetto è talvolta chiamato colore indotto



Altro esempio interessante è l’illusione della griglia di Herman, dove i punti scuri fra i quadrati appaiono in ogni intersezione con l’eccezione di quella a cui uno sta guardando. Questa ovviamente non è magia, ma è una conseguenza del nostro sistema visivo, composto da recettori che, inibendosi o, per usare un termine banale, influenzandosi a vicenda generano questa illusione ottica.





Immagine: Effetti di contrasto di brillanza e di contrasto simultaneo di colori
possono creare il meccanismo di l’inibizione laterale,
nel quale una "griglia" neurale di neuroni inibisce spazialmente i neuroni circostanti.
Un esempio di ciò è la griglia di Hermann.



I pittori hanno sempre intuito e poi imparato a conoscere i meccanismi che stavano e stanno alla base della percezione dei colori. Loro stessi sono un po’ degli illusionisti che utilizzano la nostra percezione per il loro fine. Specialmente dagli Impressionisti in poi il colore è stato uno delle basi da cui partire per rivoluzionare l’arte. Come spesso propongono alle elementari un esempio di facile e immediata comprensione è quello del divisionismo o puntinismo.





Immagini: George-Pierre Seurat,Le Pont de Courbevoie, 1886 George-Pierre Seurat, La Grande Jatte,1884



Questa opera appare con figure omogenee se vista nel suo insieme e ad una certa distanza mentre se ci avviciniamo sempre più, iniziamo a percepire a sua vera natura che è composta tutta da puntini!




Immagine:

George-Pierre Seurat,Le Pont de Courbevoie, 1886, particolere



La nostra volontà è stata quindi quella di voler decontestualizzare il colore all’interno dei dipinti per osservare cosa vedevamo in queste condizioni; non esistendo però un’apparecchiatura che isolasse i colori per restituirne solo la tinta, abbiamo pensato di progettarne una.
Esistono in realtà schermi di riduzione o tubi di riduzione che restituiscono il colore al livello dell’immagine bidimensionale, ma sono utilizzati per osservare esemplari omogenei di luce colorata o tessere colorate in ambiente neutro, e non per isolare piccole porzioni di colore in situazioni “disturbate o miste” .
Partendo da questo assunto si è pensato di creare un oggetto che consentisse di rimuovere tutte le complicazioni dovute a elementi esterni, anche per analizzare zone di colore eterogenee e in ambiti non neutri, come nel caso dei colori nei dipinti. L’obbiettivo è quello di ottenere un colore di pellicola anche in questo caso, eliminando così tutte le complicazioni dovute alla profondità e alle informazioni contestuali dello stimolo.

Da questi punti fermi si è partiti ragionando su che principio sfruttare e, reperendo diversi materiali, sperimentando diverse modalità di progettazione/composizione, si è arrivati a costruire una particolare camera oscura collocata in una scatola di legno con un tubo satinato riflettente posto nella metà. Con questo semplice oggetto si è riusciti a restituire solo la tinta del colore puntato con il tubo, in un ambito bidimensionale dove si percepisce un punto di puro colore. Particolarmente affascinante è la resa che si ha tramite questo apparecchio, in quanto ciò che si vede al suo interno dopo aver puntato un colore non è quasi mai quello che si percepisce ad occhio nudo ed in realzione all’ambiente.




Immagine: varie visioni bidimensionali del prototipo creato e usato per la sperimentazione



Si sono dovute effettuare varie prove sulla distanza corretta da mantenere tra la parte interna del tubo e lo specchio della camera ottica, e tra la parte esterna del tubo e il colore da puntare, in quanto la distanza fra questi elementi cambia la corretta percezione della tinta. Sono state eseguite anche prove con differenti luci per verificare se la tinta cambiava sensibilmente o se, come ipotizzato, vi era solo una differenza di luminosità.

Il nome scelto per tale apparecchio è CROMOFORO, nome di gusto un po’ retrò...anche a causa del suo aspetto da apparecchio scientifico “illuminato”del XVII sec.


Qui di seguito i dati schematici dei materiali e delle misure del prototipo.






Per un eventuale risvolto positivo e continuativo del progetto, si è studiato anche un nuovo prototipo più maneggevole e di ridotte dimensioni.

Il cromofono è stato costruito per essere utilizzato prevalentemente all’interno di luoghi d’arte e ad una distanza ridotta (2-4-6 cm) dalle opere.

A causa di queste motivazioni si è pensato di ridurre la lunghezza dell’apparato per portarlo a 70 cm totali e di chiudere il tubo in un corpo proteso triangolare di soli 20 cm. Il tutto costruito in alluminio per diminuirne il peso totale. In tal modo il riflettore diventerebbe più maneggevole e facile da utilizzare con o senza cavalletto.




Immagine
: varie visioni bidimensionali del modello ideale del CROMOFORO



In verità abbiamo appurato che è la lunghezza del tubo, che riflette internamente la luce, a garantire una proiezione della tinta nella sua totale omogeneità. Il percorso interno della luce, per non “portare con sé” la grana del supporto o le pennellate di colore, deve essere lungo e riflettente (è possibile ottenere un tubolare del genere, con superficie int. Riflettente al 70%, con acciaio inox lavorato appositamente). Le “imperfezioni” di stesura di colore, prseenti soprattutto nell’arte contemporanea che non si avvale più delle tecniche convenzionali della pittura, interferiscono con il risultato finale e non fanno apparire la tinta omogenea guardandola attraverso il foro del Cromoforo.





SPERIMENTAZIONE




Immagine: prototipo del CROMOFORO



Per verificare il funzionamento e l’utilità del prototipo, sono state eseguite una serie di catalogazioni sui diversi tipi di verde presso i quadri della Fondazione Peggy Guggenehim.

Come riferimento per le diverse tinte è stata presa la catalogazione di Munsell Soil color charts prestataci gentilmente dalla Biblioteca Universitaria di Padova, peccato solo del pessimo stato di conservazione delle tavole.





Immagine: particolare delle carte di Munsell



La sperimentazione è consistita nel puntare il verde prescelto con il Cromoforo, osservarlo più volte e identificare la carta corrispondente nella catalogazione di Munsell. Subito dopo si apponeva la cara prescelta accanto alla porzione di colore puntata.


Immagine: prototipo del CROMOFORO



Inizialmente l’idea era quella di puntare anche le carte prese in considerazione per a catalogazione, ma in molti casi non è stato possibile a causa della scorretta illuminazione e per problemi di praticità. Infatti il Cromofono non è particolarmente maneggevole e le prove sono state eseguite durante l’orario di vista, quindi s doveva anche considerare di intralciare il meno possibile i visitatori.



Immagine: visione dell'apparato interno al CROMOFORO
che permette il meccanismo di catturare il colore



La sperimentazione alla Fondazione è comunque risultata altamente stimolante e positiva, sia per la disponibilità del personale che per i risultati e le osservazioni effettuate. Anche tramite i problemi che si sono posti durante le prove abbiamo potuto trarre interessanti spunti di riflessione per il progetto. Piacevole è risultato l’interessamento di molti turisti stranieri, perlopiù americani, che hanno testato Cromofono trovandolo affascinante e utile per la comprensione delle opere.



Immagine: visione dell'apparato interno al CROMOFORO




OPERE E RISULTATI DELLA SPERIMENTAZIONE






Ecco alcune delle opere
da noi analizzate,
alla fondazione Guggenheim
che presentano, a occhio nudo, una presenza del colore verde…

Questa tinta non ci appare omogenea 
nelle diverse opere.
In che tonalità, la parte cerchiata, si è trasformata con la visione
attraverso il CROMOFORO?


Abbiamo inserito i numeri che corrispondono alle
carte di Munsell
per scoprirlo…






Opera analizzata num.1 Vasily Kandinsky
Landscape with Red Spots, No. 2 (Landschaft mit roten Flecken, Nr. 2),
1913
Oil on canvas, 46 1/4 x 55 1/8 inches
Peggy Guggenheim Collection



Risultati ottenuti in relazione alle parti evidenziate
Verde numero 1:
Parte bassa a destra,
arco verde
scheda: 5G 4/1- 5G 4/2
Verde numero 2:
Parte centrale a destra,
cerchio verde
scheda: 5G 5/2





Opera analizzata num.3
Joan Miró
Dutch Interior II (Intérieur hollandais),
1928
Oil on canvas, 36 1/4 x 28 3/4 inches
Peggy Guggenheim Collection


Risultati ottenuti in relazione alle parti evidenziate
Verde numero 1:
Parte bassa a destra, porzione finale di animale,
scheda: 5Y 6/6






Opera analizzata num.4
Joan Miró
Painting (Peinture),
1925 Oil on canvas, 45 1/8 x 57 3/8 inches
Peggy Guggenheim Collection


Risultati ottenuti in relazione alle parti evidenziate
Verde numero 1:
Parte bassa a destra, uccello
scheda: 5G 4/2







Opera analizzata num.5
Amédée Ozenfant
Guitar and Bottles (Guitare et bouteilles),
1920
Oil on canvas, 31 11/16 x 39 5/16 inches
Peggy Guggenheim Collection


Risultati ottenuti in relazione alle parti evidenziate

Verde numero 1:
Parte centrale,
prima bottiglia sulla destra porzione inferiore
scheda: 5Y 5/3

Verde numero 2:
Parte centrale,
prima bottiglia sulla destra porzione superiore
scheda: 5Y 2.5/1








Opera analizzata num.9
Salvador Dalí
Birth of Liquid Desires (La Naissance des désirs liquides),
1931-1932
Oil and collage on canvas, 37 7/8 x 44 1/4 inches
Peggy Guggenheim Collection


Risultati ottenuti in relazione alle parti evidenziate

Verde numero 1:
Parte bassa a destra, porzione della costruzione
scheda: A seconda del cambiamento di pennellata
la gradazione cambia su questa scala
5Y 6/ 4-6-8
poca luce

Verde numero 2:
Parte centrale,
Parte bassa a destra, prato
scheda:
5G 4/1-4/2
poca luce








LISTA COMPLETA DELLE OPERE









LISTA COMPLETA DELLE OPERE ANALIZZATE

1_TITOLO DIPINTO: Vasily Kandisky, Weisses Kreuz
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte bassa a destra, arco verde
TINTA: 5G 4/1- 5G 4/2
PARTE OSSERVATA: Parte centrale a destra, cerchio verde
TINTA: 5G 5/2

2_TITOLO DIPINTO: El Lissitzky, Untitled
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte centrale, quadrato
TINTA: 5Y 6/4- 5Y 7/4

3_TITOLO DIPINTO: Joan Mirò, Intérieur hollandais II
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte bassa a destra, porzione finale di animale
TINTA: 5Y 6/6

4_TITOLO DIPINTO: Joan Mirò, Peinture
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte bassa a destra, uccello
TINTA: 5G 4/2

5_TITOLO DIPINTO: Amédee Ozenfant, Guitar and bottles
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte centrale, prima bottiglia sulla destra porzione inferiore
TINTA: 5Y 5/3
PARTE OSSERVATA: Parte centrale, prima bottiglia sulla destra porzione superiore
TINTA: 5Y 2.5/1

6_TITOLO DIPINTO: Vasily Kandinsky, Landschaft mit rotten flecken n 2
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte centrale bassa, quarta “collinetta” verde dal basso
TINTA: A seconda del cambiamento di pennellata la gradazione cambia su questa scala:5Y 7/3-8
molta luce
PARTE OSSERVATA: Parte centrale a destra, riga
TINTA: A seconda del cambiamento di pennellata la gradazione cambia su questa scala: 5Y 3-8
molta luce

7_TITOLO DIPINTO: Giacomo Balla, Velocità astratta + rumore
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte in basso a sinistra, triangolo vicino alla cornice
TINTA: 5G 6/2- 5G 5/2 molta luce

8_TITOLO DIPINTO: Albert Gleizes, La dame aux betes
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte centrale a sinistra
TINTA: 5G 472

9_TITOLO DIPINTO: Salvador Dalì, La naissance des désirs liquids
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte bassa a destra, porzione della costruzione
TINTA:A seconda del cambiamento di pennellata la gradazione cambia su questa scala:5Y 6/ 4-6-8
poca luce
PARTE OSSERVATA: Parte bassa a destra, prato
TINTA: 5G 4/1-4/2 poca luce

10_TITOLO DIPINTO: Max Ernest, La toilette de la marieé
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte bassa a destra, mostriciattolo, porzione del collo
TINTA: 5Y 4/2- 5Y 5/2
PARTE OSSERVATA: Parte bassa a destra, mostriciattolo, porzione della spalla
TINTA: 5Y 6/2
PARTE OSSERVATA: Parte sinistra, piumaggio sinistro dell’essere piumato
TINTA: A seconda del cambiamento di pennellata la gradazione cambia su: 5BG/4,1- 5G 4/2

11_TITOLO DIPINTO: René Magritte, La voix des airs
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte bassa a destra, prato
TINTA: 5G 4/2 poca luce

12_TITOLO DIPINTO: Paul Delvaux, The break of day
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte centrale a destra, primo tronco
TINTA: A causa della pennellata non omogenea, con venature e scarsa illuminazione non è
possibile identificare la tinta della porzione

13_TITOLO DIPINTO: Pegeen Vail, Canal Grande
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte centrale in basso, canale
TINTA: 5G6/2

!4_TITOLO DIPINTO: Pegeen Vail, Room
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte bassa, secondo tappeto
TINTA: 5G6/2- 5G5/2

15_TITOLO DIPINTO: Giacomo Balla, Mercurio transita davanti a sole
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte bassa a destra, riga vicina alla cornice
TINTA: 5G y 7/1- 5G 7/1 poca luce

16_TITOLO DIPINTO: Domenico Gnoli, Tavole di ristorante
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte centrale, tovaglia
TINTA: 5Y 7/1

17_TITOLO DIPINTO: Carlo Carrà, L’amante dell’ingegnere
COLORE: verde
PARTE OSSERVATA: Parte bassa a destra, porzione di muro
TINTA: 5 B G 4/1- 5G 4/2


IN FINE...



PROBLEMI…
OVVERO LE CONSIDERAZIONI PER MIGLIRARE IL “COLOR CATCHER”


- data la scarsa o non corretta illuminazione è bene fornirsi di pratiche e piccole lampade da prendere per illuminare al meglio a porzione da analizzare
- la posizione e l’altezza hanno condizionato la scelta dei colori; infatti il cavalletto non poteva alzarsi più di 1,35 m e, considerando che il Cromofono è alto 15 cm il punto di vista massimo si è rivelato di 1,5 m. In una futura sperimentazione è consigliato prendere un cavalletto con un’estensione maggiore ed una scaletta per poter osservare.
- il Cromofono deve essere collocato a non più di 4, massimo 6 cm di distanza dal colore che si è scelto di esaminare
- dovendo posizionare il Cromofono ad una distanza minima dal dipinto abbiamo notato la necessità di una tacca/fascia colorata frontale e laterale che indichi la posizione del foro da puntare
- il tubo tagliato finale di 40 cm si è rivelato troppo corto e in parte ha compromesso l’analisi delle tinte in quanto non restituisce con totale nitidezza un punto di colore puro come avveniva prima con a misura di 80 cm. Probabilmente ciò è dovuto ad un problema di rifrazione interna, infatti la lunghezza del tubo influisce sulla scomposizione e ricomposizione delle particelle luminose.
- non sempre l’illuminazione era ottimale e a volte ha influito notevolmente sulla sperimentazione per una data porzione, non dandoci la possibilità di fornire alcuni dati
- in alcuni casi quando il faretto era puntato direttamente sull’opera e frontalmente creava un’ombra del Cromofono che interagiva negativamente con l’osservazione





OSSERAZIONI...


- le prove sono state effettuate su vari artisti partendo dall’unico presupposto di analizzare il
colore verde
- la tinta sulla catalogazione di Munsell è stata campionata dopo che tutte e tre le partecipanti
al progetto hanno osservato e indicato la carta che ritenevano corretta per la catalogazione
- il colore “verde” utilizzato dalla maggior parte degli artisti, che esso risulti brillante o cupo è stato catalogato nella scheda 5G/5Y di Munsell, con la prevalenza della tinta 5G 4/2
- nei quadri di Mirò campionati la tinta del verde preso in considerazione è sempre la stessa
- l’illuminazione incide notevolmente sulla catalogazione, specialmente quella artificiale può falsare il risultato. Una luce ottimale è quella naturale, o una artificiale, ma diffusa e omogenea.
- nelle opere dove era presente il vetro la tinta tendeva ad uniformarsi
- i colori più saturi appaiono maggiormente simili sia ad occhio nudo che con il riflettore cromatico
- il tubo deve essere esattamente perpendicolare al colore che si vuole analizzare
- ad occhio nudo i diversi colori verdi analizzati apparivano sempre più chiari rispetto alla catalogazione successiva tramite l’osservazione con il Cromofono
- in molte osservazioni la campionatura della porzione di colore scelta si è rivelata doppia a causa della pennellata dell’artista o dal cambio ravvicinato di tinta